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Riforma terzo settore, non sprecare grande opportunità

Riforma terzo settore, non sprecare grande opportunità“I decreti attuativi della riforma del Terzo settore sono un’occasione irripetibile, una grande opportunità da non sprecare. Abbiamo sostenuto i principi cardine della legge delega, che rappresenta una svolta epocale. Ora bisogna rendere operativa la nuova disciplina. Spetta a Governo e Ministeri competenti dare sostanza ai principi generali.

A loro sottoponiamo una serie di proposte che puntano innanzitutto a dare maggiore trasparenza al movimento”. E’ quanto affermato dal presidente dei commercialisti italiani, Gerardo Longobardi, nel corso del Convegno nazionale “Il terzo settore alla prova dei decreti attuativi” svoltosi oggi a Roma alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario Luigi Bobba. “Anche nell’ambito del Terzo settore – ha affermato Longobardi – i commercialisti si battono per la semplificazione. Le nostre proposte puntano ad un efficientamento del settore”.

Per i commercialisti, ha spiegato il Consigliere nazionale delegato alla materia Sandro Santi, è innanzitutto “importante che i decreti siano tra di loro coordinati, che il nascituro Registro unico del Terzo settore diventi un vero strumento di trasparenza e non sia invece una semplice anagrafe”. Per la categoria servono poi “adeguate forme di amministrazione e controllo, i migliori strumenti per conferire a tutto il settore quella attendibilità a tutela dei suoi stakeholder di cui oggi è troppo spesso privo”. “Ad esempio, è evidente – ha continuato Santi – che un no profit più trasparente tornerebbe utile anche all’erario e all’amministrazione finanziaria”. Obiettivo dei decreti deve anche essere, per la categoria quello “di conferire certezza agli operatori e ai professionisti che operano a contatto con gli enti del Terzo settore”

LE PROPOSTE DEI COMMERCIALISTI

Al primo posto, tra le priorità su cui i decreti dovrebbero convergere, c’è la trasparenza. “Oggi – sottolineano i commercialisti - trasgredire a questo imperativo, che è prima etico che legislativo, è in alcuni casi troppo facile. Servono quindi attendibilità dei dati e delle informazioni, formulazione di norme atte a creare strutture adeguate e funzionali al perseguimento della missione, certezza del diritto.

Amministrazione e controllo
Le disposizioni attuali, in materia di amministrazione, sono insufficienti. La proposta del Consiglio nazionale dei commercialisti è che l’organo di controllo diventi unostrumento di tutela per tutti i soggetti coinvolti, affinché le irregolarità siano “prevenute” e non debbano essere “curate” con sanzioni che possono compromettere anche il pertinente progetto di perseguimento di interesse generale. Spesso gli accertamenti, per esempio, evidenziano irregolarità nella gestione non dovute a volontà di infrangere le disposizioni normative, bensì alla mancanza di conoscenze tecniche. La figura del “controllore”, garantendo gli stakeholders sull’attività svolta, dovrebbe assumere, sempre nel rispetto dei ruoli, una funzione di supporto all’ente.

Rendicontazione finanziaria e non finanziaria. Pubblicazione e deposito del bilancio
Gli enti del Terzo settore hanno un obbligo morale, prima ancora che normativo, nel rendere conto dell’attività svolta con le risorse messe a disposizione. Ogni ente dovrebbe disporre di un sistema informativo, mostrando come le risorse fornite vengano utilizzate e quanto correttamente siano gestite. C’è dunque la necessità di pubblicare e depositare il bilancio, inclusivo delle necessarie informazioni di natura sociale, nel Registro unico, il quale, dovrebbe essere reso un elemento comunicativo essenziale.

La legge delega prevede, inoltre, la predisposizione di “Linee guida in materia di bilancio sociale e di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore”. Il Consiglio nazionale dei commercialisti si rende disponibile a contribuire alla loro realizzazione, così come alle linee guida sul bilancio “tradizionale”, vista l’ampia esperienza accumulata ed avendo già elaborato proposte in questo senso.

Fiscalità
La norma delle legge delega riconosce differenti e crescenti livelli di merito di tutela in ragione delle finalità di solidarietà sociale e delle attività di interesse generale perseguite. Un principio a parere dei commercialisti condivisibile che però, necessariamente, richiederà un’attenta analisi anche in merito alla definizione dei concetti principali.
Per la categoria, lo sviluppo della normativa dovrebbe partire dall’assunto che l’esercizio di un’attività commerciale, intesa quale attività corrispettiva di autofinanziamento, dovrebbe quindi, essere concessa, in quanto strumentale al raggiungimento dello scopo istituzionale.
Condivisibile, poi, anche la previsione di benefici in ragione dell’impatto sociale “effettivamente realizzato”. Tale previsione dovrà essere necessariamente collegata con le disposizioni in materia di controllo e con la definizione di un sistema di misurazione chiaro e funzionale.

Procedure di crisi ed insolvenza
Le situazioni di crisi degli enti del Terzo settore dovrebbero essere gestite non solo in base alle norme del Codice civile, ma anche in base allo statuto dell’imprenditore commerciale. Se l’attività commerciale non è marginale ed accessoria, si dovrebbero applicare procedure come concordato preventivo, fallimento ed accordo di ristrutturazione. Se invece prevale l’attività solidaristica, i commercialisti propongono di applicare le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento.

Impresa sociale
Uno degli obiettivi dichiarati della riforma è lo sviluppo dell’impresa sociale. L’attività economica nel Terzo settore non deve essere demonizzata – sottolineano i commercialisti -  bensì regolamentata in modo adeguato, al fine di premiare quelle attività che contestualmente svolgono il proprio lavoro in settori di utilità sociale e non hanno scopo di lucro”. È evidente che, in questo senso, è dirimente la previsione di benefici tangibili per agevolare il settore, tenendo in considerazione i vincoli posti dall’Unione Europea e, contestualmente, agevolando anche l’investimento in attività d’impresa di interesse generale.

I commercialisti chiedono anche che gli Ordini professionali vengano consultati per la definizione delle norme transitorie, necessarie per permettere agli enti di affrontare cambiamenti così profondi.

fonte Cndcec

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