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Comunicato Adc Nazionale 26.04.2017

Imprese italiane: cronaca di una morte annunciata - Split Payment – Riduzione detraibilità Iva – Visto di conformità per ogni credito superiore a € 5.000

La festa della liberazione dell’anno 2017 sarà dalla categoria ricordata come il “giorno dopo”.

Non abbiamo fatto in tempo a correre dietro alle innumerevoli scadenze introdotte quest’anno, preparandoci a quelle che si susseguiranno ed ecco che imprese e professionisti si vedono giungere altri provvedimenti che implicano oneri e tempo.

A non più di quattro mesi dall’introduzione dei nuovi obblighi, contabilità di cassa, comunicazioni trimestrali, spesometro semestrale, ecco che vedono la luce nuovi provvedimenti fortemente penalizzanti per le imprese e i professionisti.
Dal cilindro di un Legislatore impazzito l’ultima chicca, due provvedimenti normativi introdotti dal DL n. 50/2017. Il primo riduce drasticamente la possibilità di detrarre l’Iva acquisti entro la presentazione della dichiarazione annuale, relativa all’anno di riferimento della fattura; il secondo amplia la necessità di ricorrere al visto di conformità per ogni tipologia di credito che superi i 5.000 Euro.
I due provvedimenti si accoppiano bene con l’estensione dello Split Payment ai professionisti e a molti altri contribuenti, ciò genererà sempre maggiori crediti con conseguente carenza di liquidità e la necessità di ricorrere a visto di conformità con aumento di costi per le imprese

E’ inutile continuare ad affermare che le imposte sono state ridotte!!! E’ inutile costruire artificiosi ragionamenti per deduzioni e detrazioni se l’altra mano continua a investire il sistema produttivo di norme e balzelli che costano in tempo e denaro più delle declamate riduzioni.
Abbiamo fortemente creduto di poter costruire con il MEF un rapporto di fattiva collaborazione, dobbiamo forse ricrederci?
Ribadiamo che l’art. 53 della Costituzione recita: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Abbiamo sempre inteso che ciò si raggiungesse pagando in proporzione alla ricchezza prodotta. Il risultato del nuovo regime di cassa, del visto di conformità su ogni credito e degli altri provvedimenti introdotti è che i cittadini italiani difficilmente pagheranno in proporzione alla ricchezza effettivamente prodotta.
D’altronde chi può sostenere che oggi sia davvero così, che si rispetti questa proporzionalità. Non lo sarà per l’impresa che determinerà il reddito imponibile secondo un regime di cassa ibrido, perché il reddito sarà una “finzione matematica”, ma da anni non lo è più per nessun imprenditore e nessun professionista, visto che per effetto di migliaia di eccezioni e regole, pur partendo dal risultato di un conto economico, molti costi non sono detraibili o non lo sono per intero (e volendo adeguarsi alla richiesta di congruità, anche i ricavi sono determinati da un algoritmo).

Gli effetti della spasmodica ricerca di un aumento della base imponibile per conseguire un gettito fiscale maggiore porta ad una vera e propria mancanza del rispetto dell’art. 53 della Costituzione, divenuto sussidiario alla copertura delle spese pubbliche che aumentano di anno in anno mentre diminuiscono i servizi ai cittadini.
Da qualsiasi prospettiva si valutino queste norme emerge che esse sono l’ennesima misura volta a fare cassa a spese dei contribuenti, ormai intrappolati in una morsa resa sempre più stretta e creata ad hoc per inseguire L’Unione Europea nei suoi desiderata e il tentativo poco efficace di recuperare l’evasione Iva. Obiettivo questo che diventa sempre più lontano se si continua a burocratizzare l’attività economica anziché dare respiro con le semplificazioni.

26/04/2017 - ADC Associazione Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili

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