Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha trasmesso alle Commissioni Giustizia e Finanze e Tesoro del Senato una memoria sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di ordinamento della giurisdizione tributaria – Atto del Governo n. 419.
Lo schema di decreto, adottato in attuazione della legge 9 agosto 2023, n. 111, persegue l’obiettivo di uniformare, nei limiti della compatibilità, l’ordinamento, lo stato giuridico e il ruolo dei magistrati tributari a quelli della magistratura ordinaria.
Il Consiglio Nazionale ha espresso una valutazione complessivamente positiva sull’impianto del provvedimento, formulando al tempo stesso alcune proposte di modifica e integrazione dirette a completare il percorso di professionalizzazione della magistratura tributaria e a rafforzarne l’autonomia organizzativa e funzionale.
Autonomia del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria
La prima proposta riguarda il riconoscimento di una piena autonomia finanziaria e contabile al Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.
Secondo il CNDCEC, l’introduzione di una magistratura tributaria professionale e a tempo pieno deve essere accompagnata da un adeguato rafforzamento del relativo organo di autogoverno, che deve poter disporre di risorse, strutture e competenze proprie, analogamente a quanto previsto per le altre magistrature speciali.
L’autonomia di bilancio e di azione contribuirebbe inoltre a rafforzare l’indipendenza della giurisdizione tributaria rispetto al Ministero dell’Economia e delle Finanze, superando le criticità connesse all’attuale assetto organizzativo.
Una più chiara direzione del personale amministrativo
La memoria interviene anche sul rapporto tra i vertici delle Corti di giustizia tributaria e il personale amministrativo, la cui gestione operativa e logistica continua a fare capo al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il Consiglio Nazionale rileva, in particolare, la mancanza di un vincolo di subordinazione funzionale del personale amministrativo nei confronti del capo dell’ufficio giudiziario.
La proposta è quella di estendere alla giurisdizione tributaria il modello già operante nella magistratura ordinaria, attribuendo al capo dell’ufficio la titolarità dell’attività giudiziaria e organizzativa e vincolando l’azione del dirigente amministrativo alle direttive e agli indirizzi programmatici impartiti dal magistrato responsabile.
Si tratta di un intervento destinato a rendere più coerente ed efficace il coordinamento tra gestione amministrativa e funzione giurisdizionale.
Incompatibilità territoriale per i magistrati provenienti dagli enti impositori
Particolare rilievo assume la proposta di introdurre una specifica causa di incompatibilità territoriale per i magistrati tributari che, prima dell’immissione in ruolo, abbiano intrattenuto rapporti di lavoro dipendente con:
- Agenzia delle Entrate;
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli;
- Agenzia delle Entrate-Riscossione;
- altri enti dell’Amministrazione finanziaria;
- Comuni, Province e Regioni;
- società concessionarie delle attività di accertamento o riscossione.
La misura è finalizzata a evitare che il magistrato sia assegnato a una Corte competente a decidere controversie nelle quali possa essere parte l’ufficio o l’ente presso cui abbia precedentemente prestato servizio.
Il CNDCEC propone che l’incompatibilità abbia una durata di almeno cinque anni dalla cessazione del rapporto di lavoro e impedisca l’assegnazione alle Corti di giustizia tributaria di primo e di secondo grado nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio di provenienza.
Quando le precedenti funzioni siano state esercitate in ambito sovraprovinciale o sovraregionale, il divieto dovrebbe estendersi anche alle province o alle regioni confinanti.
La proposta risponde all’esigenza di tutelare non soltanto l’effettiva terzietà e imparzialità del giudice, ma anche la loro percezione esterna.
Secondo il Consiglio Nazionale, il solo obbligo di astensione previsto dalla disciplina processuale non appare sufficiente, poiché interviene dopo l’assegnazione del fascicolo e può determinare ripetute redistribuzioni dei procedimenti, con effetti negativi sull’organizzazione degli uffici e sui tempi delle decisioni.
Completare l’equiparazione con le altre magistrature
Il documento propone inoltre di estendere ai magistrati tributari alcune opportunità e prerogative già riconosciute ai magistrati ordinari e appartenenti alle altre magistrature professionali.
Tra le proposte figurano la partecipazione ai concorsi di secondo grado per l’accesso alle funzioni di:
- referendario della Corte dei conti;
- referendario dei Tribunali amministrativi regionali;
- consigliere di Stato;
- avvocato dello Stato.
Viene inoltre prospettata la possibilità di nominare magistrati tributari nei Collegi consultivi tecnici previsti dal Codice dei contratti pubblici, nell’Unità per la semplificazione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, negli organi della Scuola superiore della pubblica amministrazione e negli incarichi di consigliere giuridico dei ministri.
Applicazioni temporanee per fronteggiare carenze di organico e ritardi
Un’ulteriore proposta riguarda l’utilizzo dell’istituto dell’applicazione endodistrettuale dei giudici.
Il presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado potrebbe disporre l’applicazione temporanea di magistrati presso le Corti del medesimo distretto interessate da carenze di organico, ritardi o situazioni di particolare disfunzionalità.
Lo strumento consentirebbe di riequilibrare i carichi di lavoro e di intervenire più rapidamente nei casi in cui le difficoltà organizzative compromettano il regolare esercizio della funzione giurisdizionale.
Le applicazioni dovrebbero comunque avere carattere temporaneo ed essere sottoposte alla successiva ratifica del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.
Una riforma che deve incidere anche sull’organizzazione
La memoria del Consiglio Nazionale evidenzia come la riforma della magistratura tributaria non possa limitarsi alla disciplina dello stato giuridico, delle incompatibilità e della responsabilità disciplinare dei magistrati.
La piena professionalizzazione della giurisdizione tributaria richiede anche strutture adeguate, autonomia dell’organo di autogoverno, una chiara direzione degli uffici e strumenti organizzativi capaci di fronteggiare tempestivamente carenze di organico e ritardi.
L’ODCEC di Tivoli segnala agli Iscritti il documento del Consiglio Nazionale, che rappresenta un contributo qualificato al percorso parlamentare di riforma e pone al centro principi essenziali per il corretto funzionamento della giustizia tributaria: indipendenza, terzietà, professionalità, efficienza e ragionevole durata dei giudizi.
